L'abitazione principale era costituita da una capanna articolata in due vani, uno dei quali con probabile funzione di vestibolo; il fondo era intagliato nella roccia, come le buche di alloggiamento per le strutture portanti in legno. La copertura era verosimilmente realizzata con tessuti o pelli ancorati al suolo da paletti. Presso la capanna si trovavano inoltre piccoli ambienti di servizio, forse semplici tende con palo centrale di sostegno.
All'esterno, sono state individuati tre focolari, una cavità utilizzata come forno di cottura e due grandi buche, riempite di tronchetti carbonizzati, che fungevano da deposito per il combustibile.
I reperti ceramici sono costituiti esclusivamente da frammenti di vasellame d'impasto, in parte prodotto localmente; sono presenti olle di varie dimensioni, coperchi e contenitori per la conservazione di derrate.
Nell'insieme, l'abitato ha l'aspetto di un "accampamento", dotato comunque di strutture (focolari, scorte di legname e forno) funzionali alla sopravvivenza, per un certo periodo di tempo, in ambiente di montagna.
È probabile che gli Etruschi insediati a Piari provenissero dalla Versilia, dove, in questo periodo (fine VII-VI secolo a.C.), la loro presenza era già pienamente consolidata (S. Rocchino; Via del Poggione; Baraglino; Casa Baldi; Acquarella). Forse un gruppo di esploratori, spinti dalla ricerca di nuove risorse naturali da sfruttare, raggiunse la conca di Vagli attraversando il passo Tambura. L'alta e media valle del Serchio infatti furono oggetto della penetrazione etrusca solo in epoca più tarda (Ponte a Moriano; Buca di Castelvenere), quando l'abitato di Piari era da tempo abbandonato; nell'alta valle, in particolare, insediamenti di dimensioni minime si disposero lungo i principali itinerari transappenninici.
Nel III secolo a.C., un insediamento ligure, del quale rimane solo un muro di terrazzamento impiantato sui detriti naturali che coprono i resti dell'abitato etrusco, occupò nuovamente il sito di Piari.